La musica nella Basilica di San Marco
Per due secoli la musica sacra più influente d’Europa fu scritta per San Marco. Il suo coro, la Cappella Marciana, vi canta dall’inizio del Trecento; lo hanno guidato Willaert, i Gabrieli e Monteverdi, e i cori spezzati composti per le sue cantorie hanno cambiato il modo di pensare il suono in tutta Europa. La Cappella canta ancora la messa della domenica.
Una cappella per una chiesa magnifica
La Basilica fa risalire la sua cappella musicale all’inizio del Trecento. Il primo documento è una carta dell’8 giugno 1316: «Desemo a Maestro Zucchetto ducati 10 per conzamento degl’organi grandi de San Marco li quali era vastadi». Fin da subito, scrive la Basilica, la Cappella divenne il centro della vita musicale veneziana, con stili adatti alla magnificenza dell’edificio.
Con un decreto dei Pregadi del 18 giugno 1403 la Cappella divenne anche scuola: otto «putti veneti», pagati un ducato al mese, per imparare «a cantar bene». Nel 1489 fu collocato nella cantoria di sinistra sopra l’altare maggiore il nuovo organo di Fra Urbano, inaugurato nel 1490, e nel 1491 la Cappella ebbe il suo primo maestro di cappella, il fiammingo Pietro de Fossis.
Willaert e la scuola veneziana
Nel 1527 un altro fiammingo, Adrian Willaert, assunse la guida della Cappella fino alla morte, nel 1562. La Basilica lo considera il fondatore della scuola musicale veneziana. I suoi allievi più famosi non erano veneziani: Cipriano de Rore, Gioseffo Zarlino, Costanzo Porta, Claudio Merulo.
La generazione successiva sì. Baldassare Donato e Andrea Gabrieli, entrambi veneziani di nascita, portarono la musica in una direzione nuova, e il loro conflitto con Zarlino, allora maestro, scoppiò pubblicamente nella sagra di San Marco, con la ribellione dei cantori. La loro eredità passò a tre musicisti che, per curiosa coincidenza, si chiamavano tutti Giovanni: Giovanni Gabrieli, nipote di Andrea, Giovanni Bassano e Giovanni Croce.
I cori spezzati e il suono di San Marco
Ciò che rese San Marco celebre in tutta Europa fu quello che questa scuola fece con l’edificio. Dalla seconda metà del Cinquecento gli strumenti, soprattutto a fiato, ebbero un ruolo stabile nella liturgia accanto all’organo. Gruppi di cantori e strumentisti, collocati separatamente, dialogavano, si fondevano e si contrapponevano: i cori spezzati e le sonate a eco. Voci e strumenti si univano anche all’interno dello stesso coro, e nelle Symphoniae Sacrae di Giovanni Gabrieli del 1615 gli strumenti non rinforzano più le voci, ma entrano nel dialogo con parti autonome. Dopo di lui, nota la Basilica, la musica strumentale si pubblica a sé, e già alla fine del Seicento le forme interamente strumentali abbondano in Basilica.
Dalla seconda metà del Cinquecento fino a buona parte del Settecento, conclude, Venezia fu una capitale della musica, se non «la Capitale».
Monteverdi
Il culmine arrivò con Claudio Monteverdi, che lasciò la corte mantovana nel 1613 per sostituire Giulio Cesare Martinengo. Riorganizzò la Cappella e scrisse molto appositamente per essa, e con gli allievi Giovanni Rovetta e Francesco Cavalli e i collaboratori Alessandro Grandi e Francesco Usper il suo nome superò ampiamente i confini della Repubblica. Tutto il Seicento lo ebbe come punto di riferimento.
Dopo Monteverdi
Il Settecento portò in Basilica una vera orchestra con Antonio Lotti e Antonio Biffi, con Benedetto Marcello e Antonio Vivaldi poco lontani, e si chiuse sotto la guida di Baldassare Galuppi, detto «il Buranello».
La caduta della Serenissima nel 1797 ridimensionò la Cappella. Divenne cappella patriarcale; nell’Ottocento l’orchestra si ridusse fino a scomparire e la Cappella perse le voci acute. Con Antonio Buzzolla (1850-1870) tornò alla musica a cappella con il solo organo, nel 1890 aggiunse le voci bianche per eseguire di nuovo la musica del Cinquecento e riscoprì il gregoriano; il giovane Lorenzo Perosi fu a San Marco dal 1894 al 1898. Nel 1974, ricorda la Basilica, la Cappella rischiò la paralisi totale, e sopravvisse grazie alla costanza dei cantori e dei maestri.
I nuovi organi
Il 10 febbraio 2026 la Procuratoria ha firmato l’accordo per i nuovi organi a canne con due ditte, Johannes Klais Orgelbau di Bonn e Francesco Zanin Organi di Codroipo. Il progetto prevede quattro sezioni nella chiesa (l’organo principale sulla cantoria in Cornu Evangelii, una sezione solistica sulla cantoria in Cornu Epistulae e due nei bracci del transetto) e il ripristino, in modo indipendente, di uno dei due organi storici di Gaetano Callido, la cui voce manca da oltre un secolo, per tornare alla prassi «a due organi» seguita per secoli. La Procuratoria lega il progetto al 2028, 1200 anni dall’arrivo delle reliquie di san Marco; non indica una data di conclusione.
Ascoltarla oggi
La Cappella Marciana, dice la Basilica, è una delle poche in Italia a eseguire regolarmente polifonia di pregio durante la liturgia, con musica scritta da otto secoli fa a poche settimane fa. Canta la messa solenne delle 10:00 la domenica e nelle solennità: domenica e solennità di precetto, in navata: 8:00; 10:00, messa solenne cantata dalla Cappella Marciana; 12:00, messa d’organo; 18:45. Per la messa l’ingresso è sempre libero dalla Porta dei Fiori, sulla facciata nord (Piazzetta dei Leoncini); è una celebrazione, non un concerto, e gli orari sono nella pagina degli orari. Le cantorie da cui cantavano i cori sono quelle per cui il Sansovino realizzò i rilievi in bronzo: vedete la scultura.
Domande frequenti
Si può ascoltare oggi la Cappella Marciana?
Sì. Il calendario liturgico della Basilica indica che la messa solenne delle 10:00 della domenica e delle solennità è cantata dalla Cappella Marciana. Per la messa si entra gratis dalla Porta dei Fiori.
Quali grandi compositori hanno lavorato a San Marco?
La Basilica ricorda tra gli altri Adrian Willaert, Cipriano de Rore, Gioseffo Zarlino, Claudio Merulo, Andrea e Giovanni Gabrieli, Claudio Monteverdi, Francesco Cavalli, Antonio Lotti e Baldassare Galuppi.
Che cosa sono i cori spezzati?
Gruppi di cantori e strumentisti collocati separatamente, che si rispondono e si uniscono. La Basilica li annovera, con le sonate a eco, tra le novità nate nella sua Cappella nella seconda metà del Cinquecento.
Quando Monteverdi lavorò a San Marco?
Lasciò la corte di Mantova per diventare maestro di cappella nel 1613, succedendo a Giulio Cesare Martinengo, e scrisse molto appositamente per la Basilica.
Ultima verifica: 1 ottobre 2026