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La scultura di San Marco

All’interno di San Marco la scultura va dalle colonne bizantine del VI secolo ai bronzi di Jacopo Sansovino. Ecco le opere che la Basilica mette in evidenza: l’iconostasi, le colonne del ciborio sopra la tomba di san Marco, colonne e capitelli, gli altari del Quattrocento e il coro del Sansovino.

Cristo in trono nel mosaico d’oro dell’abside maggiore, sopra una fila di quattro statue
Foto: MatthiasKabel, CC BY-SA 4.0

L’iconostasi, 1394

Attraverso la navata, a chiudere il presbiterio, si alza la recinzione dei fratelli veneziani Pierpaolo e Jacobello dalle Masegne: quattordici statue di marmo, i dodici apostoli con la Vergine e san Marco, realizzate alla fine del Trecento. La parte centrale porta la data 1394 e le due firme; è l’unica opera dei dalle Masegne con firma certa giunta completa. Sostituì una recinzione duecentesca i cui archi bassi sono ancora al loro posto.

La Basilica fa notare che non è propriamente un’iconostasi, perché non porta icone: «recinzione a colonne» sarebbe più esatto. Il marmo è diventato bruno, probabilmente per il fumo delle candele poste tra le figure, ma sugli orli delle vesti restano tracce dei colori originali. Il programma richiama la recinzione dell’antica basilica di San Pietro a Roma, segno che Venezia voleva rivaleggiare con la chiesa dell’Apostolo. Due recinzioni gotiche più piccole, con sante, chiudono le cappelle di San Pietro e di San Clemente. Le cappelle a mosaico sono descritte nella loro pagina.

Il ciborio sopra san Marco

Al centro del presbiterio si trova il luogo più sacro della Basilica: il ciborio di verde antico sopra l’altare maggiore, dove riposa il sarcofago di marmo con il corpo di san Marco, traslato dalla cripta. Fu innalzato nella prima metà del Duecento, probabilmente negli anni Venti.

Le sue quattro colonne sono scolpite con scene dei Vangeli canonici e apocrifi. Ogni fusto monolitico, di marmo docimeno e pentelico, è diviso in nove fasce di nove archetti: 324 nicchie con 108 scene, la vita della Vergine secondo il Protovangelo greco di Giacomo, l’infanzia e i miracoli di Gesù, la sua predicazione secondo Luca e la Passione. Nella Crocifissione la figura di Cristo è sostituita dall’Agnello mistico. Datazione e provenienza sono ancora discusse; confrontandole con gli avori bizantini e la scultura del VI secolo di Istanbul, la Basilica le colloca sotto l’imperatore Anastasio I (491-518). Le iscrizioni latine furono aggiunte a Venezia nel Duecento.

Nella festa di san Marco il sarcofago viene liberato dalle grate e coperto di rose rosse, e la Pala d’Oro viene girata verso i fedeli.

Cinquecento colonne

San Marco ha più di 500 colonne e altrettanti capitelli. Pochi sono classici, del III secolo; la maggior parte sono bizantini, dal VI all’XI secolo, in gran parte spoglie di Costantinopoli e copie medievali. Furono collocati con una simmetria rigorosa, accoppiati per marmo e venatura della pietra.

I più belli sono nelle absidi. Quattro capitelli su colonne di verde tessalico sono dello stesso tipo dei capitelli principali di Santa Sofia a Costantinopoli. Solo due degli otto erano autentici pezzi costantinopolitani dell’XI secolo; gli altri sei sono copie medievali, fatte perché le tre absidi si corrispondessero, forse perché non se ne trovavano altri. Nel nartece ovest, colonne di breccia bianca e nera che non reggono nulla furono aggiunte nel Duecento solo per effetto, con elementi forse provenienti dal palazzo imperiale di Costantinopoli.

Gli altari del Rinascimento

Nei transetti, accanto ai pulpiti, si trovano gli altari di san Paolo e di san Giacomo, e un terzo è nella cappella di San Clemente. Tutti e tre furono commissionati dal doge Cristoforo Moro (1462-1471), di cui portano il nome, e realizzati dal giovane Antonio Rizzo da Verona, pagato il 28 giugno 1469: il suo esordio, con la commissione di scultura più prestigiosa che allora offrisse Venezia.

I bronzi del Sansovino

Il 7 aprile 1529 i procuratori nominarono Jacopo Sansovino proto di San Marco. Oltre a consolidare muri e cupole e a ridisegnare la piazza, trasformò il coro medievale in uno rinascimentale, diviso tra il coro del doge e il coro rialzato del clero. Per le due cantorie realizzò rilievi in bronzo firmati con i miracoli di san Marco (1537, e 1541-1546), il cui dramma affollato avrebbe influenzato Tintoretto.

Il suo capolavoro, su questo gli studiosi concordano, è la porta bronzea della sacrestia, modellata dal 1546: la Deposizione e la Risurrezione, incorniciate da profeti ed evangelisti, con sei teste agli angoli. Tre sono identificate grazie al figlio Francesco: lo stesso Jacopo, Tiziano e Pietro Aretino.

Domande frequenti

Chi ha realizzato l’iconostasi?

I fratelli veneziani Pierpaolo e Jacobello dalle Masegne, che la firmarono e datarono nel 1394. È l’unica opera con la loro firma certa giunta completa.

Quanti anni hanno le colonne del ciborio?

La datazione è ancora discussa, ma la Basilica, confrontandole con gli avori bizantini e la scultura del VI secolo di Istanbul, le colloca sotto l’imperatore Anastasio I (491-518).

Che cosa rappresenta la porta della sacrestia?

La Deposizione e la Risurrezione, circondate da profeti ed evangelisti. Tre delle sei teste agli angoli sono identificate: lo stesso Sansovino, Tiziano e Pietro Aretino.

Ultima verifica: 30 settembre 2026