L’architettura di San Marco
Per edificare San Marco, scrive la Basilica, Venezia trasferì in Occidente l’eredità spirituale e materiale di Bisanzio. La pianta è una croce greca a cinque cupole, presa a modello da una chiesa di Costantinopoli; i muri furono rivestiti di marmi giunti dall’Oriente; e da nove secoli l’edificio non ha mai smesso di cambiare. Ecco come funziona, dalla cripta al piombo delle cupole.
In breve
- Pianta
- croce greca a cinque cupole
- Modello
- la chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli
- Costruzione
- iniziata nel 1063, consacrata l’8 ottobre 1094
- Dimensioni
- sta in un quadrato di quasi 60 m di lato
- Pavimento
- 2.099 m² di marmo

Una croce greca a cinque cupole
La chiesa iniziata nel 1063 fu costruita su fondazioni e murature di quella precedente, e il suo modello, scrive la Basilica, fu la chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli, costruita ai tempi di Giustiniano e distrutta nel 1462. La pianta è a croce greca, con la navata longitudinale di poco più lunga del transetto, limitato dagli edifici preesistenti: un antico castello a sud e la chiesetta di San Teodoro a nord. Entrambi i bracci della croce sono divisi in tre navate. L’insieme sta idealmente in un quadrilatero di quasi 60 metri di lato.
Sull’incrocio e sui quattro bracci si alzano cinque cupole: dell’Ascensione al centro, dei Profeti sul presbiterio, della Pentecoste sopra la navata, di San Giovanni sul braccio nord e di San Leonardo sul braccio sud. Tutto l’edificio ripete un unico modulo, la cupola centrale: ogni cupola poggia su quattro grandi volte che scaricano il peso su pilastri quadripartiti.
Un dettaglio distingue San Marco dai modelli greci: l’altare, legato alla tomba dell’evangelista, non è al centro della croce ma sotto la cupola orientale, quella del presbiterio. Che cosa raffigurano le cupole è nella pagina dei mosaici.
Le cupole viste da fuori
All’interno le cupole sono semisfere in muratura. Quelle alte che si vedono dalla piazza sono un’altra cosa: cupole lignee, più grandi, costruite sopra nel Duecento perché la chiesa fosse vista dal mare (intorno al 1260, secondo una delle pagine della Basilica), ciascuna sormontata da un cupolino con una croce dorata e coperta da lastre di piombo di 2-3 millimetri. Nel Cinquecento Jacopo Sansovino cerchiò le cupole e aggiunse contrafforti per contenere le spinte delle cupole sopraelevate. Le facciate di marmo sono nella pagina delle facciate.
Nove secoli di cantiere
La Basilica si definisce una sorta di organismo vivente in continuo mutamento.
- La prima chiesa, sepolcro del santo, sorse dopo l’arrivo delle reliquie nell’828; della sua forma si sa poco oltre qualche ritrovamento archeologico, se non che era più piccola e che la sua struttura modificata è diventata l’attuale cripta. Un incendio partito da Palazzo Ducale nel 976 la distrusse in gran parte; una seconda chiesa nacque dal restauro.
- La terza chiesa crebbe in tre fasi, legate a tre dogi: Domenico Contarini la iniziò nel 1063, Domenico Selvo avviò i mosaici dal 1071 e Vitale Falier la consacrò l’8 ottobre 1094. Aveva allora cinque cupole ribassate, colonne e capitelli ordinati a Costantinopoli e pareti in mattoni di linguaggio romanico.
- Incendi e terremoti segnarono i primi vent’anni; le murature preesistenti di San Teodoro e di Palazzo Ducale furono inglobate nei fronti nord e sud per irrigidire il sistema delle cupole. Nel 1177 il doge Sebastiano Ziani realizzò una terrazza su tutto il fronte e ampliò o completò il nartece ovest, affacciato sulla nuova piazza nata dalla copertura del rio Batario.
- Il Duecento, dopo il 1204, rivestì le facciate di marmi orientali e innalzò le cupole lignee. L’atrio con le sue cupolette fu costruito circa un secolo dopo la chiesa.
- Il Trecento aggiunse il Battistero di Andrea Dandolo e la cappella di Sant’Isidoro (la pagina delle cappelle).
- Il grande incendio del 1419 chiuse l’epoca bizantina e aprì quella dei lapicidi toscani e del coronamento gotico. All’inizio del Quattrocento, con gli edifici attorno sempre più alti a togliere luce, la Serenissima aprì due grandi bocche di luce: la vetrata dei cavalli in facciata e il rosone nel transetto sud.
- Il Sansovino, proto dal 1529 al 1570, consolidò le cupole; Sei e Settecento sostituirono i mosaici dissestati e curarono la manutenzione sistematica.
- L’Ottocento, caduta la Repubblica, ne fece la cattedrale. Il restauro della facciata sud di Giovanni Battista Meduna (1865-1875) chiuse il periodo delle sostituzioni; Pietro Saccardo, proto dal 1887, seguì la tesi di John Ruskin della conservazione assoluta.
- Il Novecento si aprì con il crollo del Campanile, il 14 luglio 1902. Nel 1948 Ferdinando Forlati, su suggerimento del patriarca Angelo Roncalli, ruotò i plutei dell’iconostasi per rendere visibile la liturgia.
I matronei che coprivano le navate laterali dei bracci ovest, nord e sud furono eliminati a causa di ripetuti incendi; quasi tutti sopravvivono solo come passaggi. Il transetto sud era l’area del doge, legata al palazzo da passaggi e finestre; il transetto nord quella del primicerio e dei sacerdoti.
La cripta
Sotto il presbiterio e le cappelle laterali si trova la cripta a tre navate absidate. Nella centrale, sotto l’altare maggiore, c’è l’antico sacello che per secoli custodì il corpo dell’evangelista. È coperta da volte a crociera sostenute da colonnine con semplici capitelli a cestino, databili tra la fine del X e l’XI secolo. A ovest, a un livello inferiore, la retrocripta custodisce le tombe dei patriarchi di Venezia dal 1807. La cripta non è compresa nei biglietti ordinari: vedete cosa vedere dentro.
Le porte
La porta principale, a ovest, è un portone ligneo della fine del X secolo, rivestito di lastre di rame e di grate bronzee più antiche. Dall’atrio si entra in chiesa da quattro porte: quella centrale, quelle di San Clemente e di San Pietro in corrispondenza delle cappelle omonime e, a nord, la porta della Madonna o di San Giovanni. Anche la Porta dei Fiori, sul braccio nord, è chiusa da un cancello bronzeo.
Marmi che parlano
Gran parte dei marmi di San Marco è di reimpiego, dal bacino orientale del Mediterraneo; l’importazione è documentata dal IX secolo, ma l’afflusso divenne massiccio dal Duecento. Furono collocati, spiega la Basilica, secondo la prassi tardoantica, in cui colore e venatura sottolineano l’importanza di uno spazio:
- Il porfido rosso, pietra imperiale, serve alla gloria politica di Venezia più che alla religione: i Tetrarchi nell’angolo del Tesoro, le colonne che incorniciano la porta centrale come un arco trionfale. All’interno l’unico porfido è nell’ambone meridionale, in origine del doge.
- Il verde antico di Tessaglia forma l’ambone settentrionale, per le letture, e il ciborio dell’altare maggiore; la breccia bianca e nera d’Aquitania forma fusti di colonna alle porte.
- Il marmo iassense, rosso scuro venato di bianco, evoca il sangue di Cristo, all’altare del Santissimo e a quello della Madonna dei Mascoli; il pavonazzetto, a macchie violacee, forma le colonne dell’abside.
- Il proconnesio, bianco con venature grigie e cerulee, è disposto in modo che le venature delle colonne si corrispondano in simmetria.
Il pavimento
Il pavimento marmoreo si estende per 2.099 metri quadrati, come un grande tappeto orientale. Vi convivono due tecniche antiche: l’opus sectile, piccoli pezzi di marmo colorato accostati in figure geometriche, e l’opus tessellatum, tessere di marmo e raramente di vetro che formano fiori e animali dei bestiari medievali: pavoni, aquile, colombe, galli, volpi, leoni. Spiccano due superfici con coppie di pavoni nella navata minore destra, una delle quali restaurata di recente.
Il pavimento rispetta la bipartizione bizantina della chiesa: in basso la zona terrena di pietre e marmi, in alto quella celeste di vetro e oro. Fragile e consumato, è stato restaurato e rifatto per secoli. Sotto le cupole della Pentecoste e dell’Ascensione ci sono grandi lastre di marmo proconnesio; nell’atrio i nomi della pace di Venezia del 1177 sono incisi nel pavimento (la pagina sulla storia).
Visite guidate che valgono la spesa
Scelte per ciò che aggiungono al semplice biglietto: una guida, la cripta, orari in cui la Basilica è chiusa. Quasi tutte sono organizzate da agenzie, non dalla Basilica.
Venezia : Tour fuori orario della Basilica di San Marco con Palazzo Ducale opzionale
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Dentro dopo l’orario di chiusura, con una guida, fin nella cripta; la Pala d’Oro è compresa.
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Domande frequenti
Di che stile è la Basilica di San Marco?
Bizantino nell’impianto: una croce greca a cinque cupole sul modello della chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli. I secoli successivi vi aggiunsero il coronamento gotico, opere rinascimentali e arredi veneziani; la Basilica si definisce un organismo vivente in continuo mutamento.
Come si chiamano le cinque cupole?
L’Ascensione al centro, i Profeti sul presbiterio, la Pentecoste sulla navata, San Giovanni sul braccio nord e San Leonardo sul braccio sud del transetto.
Che cosa c’è nella cripta?
Tre navate absidate sotto il presbiterio, con l’antico sacello che per secoli custodì il corpo di san Marco e, più in basso verso ovest, le tombe dei patriarchi di Venezia dal 1807. Nessun biglietto ordinario la comprende.
Quanto è grande la Basilica di San Marco?
La Basilica si descrive come idealmente racchiusa in un quadrilatero di quasi 60 metri di lato. Il pavimento di marmo si estende per 2.099 metri quadrati.
Ultima verifica: 1 ottobre 2026